sabato 19 dicembre 2009

A Marta

A Marta


In questa fredda notte
il caldo pensiero di un poeta fende l’aria
sciogliendo i cristalli di ghiaccio in gocce di rugiada
mentre l’anima della sua musa s’inonda di primavera


Piango con innocenza sul profumo del tuo corpo leggiadro
Una farfalla che vola libera nell’immensità del cielo
Poesia e amore si fondono in un attimo di vita
Ora il tuo cuore riposa in una teca di neve 


Dormi mia dolce Venere
Fiore inzuppato di lino, intriso di dolcezza
Petali di rosa scivolano sul tuo seno
Solleticando in te l’istinto naturale del tuo esser donna

martedì 15 dicembre 2009

Verso l'ignoto

L'auto sfreccia senza sosta lungo la strada, è autunno ed ogni cosa è ricoperta da una fitta nebbia condita con una pioggerellina sottile; i fari illuminano i banchi della folta coltre bianca, trapassandoli senza pietà. Finalmente si rallenta, ecco un bivio. Quante mete interessanti: Roma, Parigi, Berlino, Londra. E poi c'è un cartello vuoto che indica la strada verso l'ignoto. Ho ancora tempo per visitare il mondo, mentre nell'ignoto non potrò mai più andarci, non posso perdere quest'occasione, così ingrano la marcia e vado.

Diventa subito giorno, con un sole caldo e una piacevole brezza marina. Ma dov'è il mare? Davanti a me la strada sembra infinita, si vedono le montagne ricoperte di zucchero, e più in là, eccolo... il mare azzurro e trasparente che poggia su una sabbia finissima rosata. Il cielo è dipinto da mille colori grazie ai graziosi volatili variopinti che lo popolano. Manca qualcosa. Alla mia destra tanti bambini giocano nei prati, sembrano proprio tutti felici; sento il loro affetto per me, nonostante sia la prima volta che li vedo. Appena mi scorgono alzano il braccio per salutarmi sorridenti, ed io ricambio il saluto. Manca qualcosa. Alla mia sinistra tante belle donne mi tentano con il loro amore e la loro lussuria, potrei averle tutte. Guardando oltre scorgo un paesino cordiale, con le case fatte di crema di limone e pan di spagna; non c'è odio in mezzo a tutte quelle delizie. Manca qualcosa. Inizia a piovere, ma com’è possibile? Non ho mai visto un cielo così azzurro. Però non è acqua, è... birra! Che meraviglia di posto, tutto è perfetto. Quasi. Manca qualcosa. Alla mia destra il sedile del passeggero è vuoto, la mia mano stringe il nulla, manchi tu. Voglio tornare indietro, voglio tornare da te. Faccio inversione di marcia e vado spedito verso il mondo, il mio posto non è qui.

Eccomi finalmente: in mezzo alla pioggia vera, in una notte buia e fredda, circondato da cemento e odio, ma di nuovo accanto a te. Stringimi forte e non mi lasciare, il mio posto è qui con te.

mercoledì 2 dicembre 2009

Notte confusa

In questa notte confusa vorrei avere già le parole pronte per essere scritte, ma non è così. Vedo intorno alla mia testa tante lettere che si continuano a mischiare vorticosamente formando velocemente parole sempre diverse, senza darmi il tempo di coglierle. Quando è così come diamine si fa a buttare giù qualcosa di decente? Come settimana è strana, mi sembra sempre di essere al lunedì. Le ore passano, ma sembrano non passare; il guaio, in questi casi, è arrivare a domenica sera senza aver ricavato nulla di buono dai sette giorni appena trascorsi, diciamo pure sette giorni sprecati, per poi ricominciare di nuovo la settimana con uno spirito suicida inaudito. Da quasi un'ora è un nuovo giorno, mercoledì. Ho paura che sarà lo stesso di ieri, e dell'altro ieri ancora, con mille stati d'umore con mille diversità. Ma il problema vero e proprio è quando lo stato emotivo non è dei migliori, e quindi mi posso solo chiedere come potrei fare a risollevarmi. Gli ultimi due giorni li ho passati a mettere toppe qua e là, liberandomi del nervosismo con una corsa mozzafiato in auto volando sulla strada bagnata, oppure con una sana litigata con uno dei genitori. E pensare che oggi sarà l'ultimo giorno di Università della settimana, quindi dovrei essere contento. Ma non lo so. La verità è che voglio concludere in modo tranquillo la giornata appena passata, per questo il letto non mi attrae più di tanto, nonostante l'ora tarda.


Dovrei rubare ogni momento passato con Marta e metterlo al replay, fino al suo prossimo bacio; è lei la tempesta che spazzia via le nubi e si trasforma in un arcobaleno, colorando la mia vita. Dovreste vederla quando riesce a malapena a controllare la contentezza per un qualcosa di bello appena successo; niente è paragonabile al suo sorriso, ai suoi occhi che ridono di gioia. La monotonia fugge a gambe levate alla sua vista. Sì, dovrei prendere tutti questi momenti e portarli nella tana del mio sconforto, così vede cosa si prova a mettersi contro di lei. Purtroppo non sempre ci riesco, con l'obbligo di trovare uno stratagemma per buttare giù quell'enorme castello.


E ora ci si mette pure il sonno, c'è qualcuno che non vuol farmi arrivare in tempo a domani, facendo sua l'esclusiva. Pare che ci stia riuscendo, ma insieme ai miei timore c'è anche la Luna, che fuori brilla come non mai. Mi porterò nei suoi sogni, e ci concederà un abbraccio lungo un sogno. E' troppo che aspetto questo momento, stanotte sarà la prima gelata della stagione, non nei nostri cuori.


Un mattino


È come baciare un tuo sorriso

Vola, vola in alto piccola mia

unisci i frammenti dei sogni

bevendo dal calice dell’Amore

domenica 22 novembre 2009

Vorrei

La serata volge al termine lasciando dentro di me una strana sensazione, piacevole; so già che più tardi mi sveglierò bene. Fuori la nebbia persevera, unendo a sé la malinconia di quelli persi nelle città vuote, ma dentro di me il cuore ormai è una roccia, fragile ma difficile da scalfire. E ripenso ancora a lei, trovando quello che cerco in un'ispirazione che è finalmente tornata. La luce del cellulare è forte, do via libera al mio sfogo, Rubrica>Marta =)>Opzioni>Invia. Dormo con un sorriso.


Vorrei

Vorrei poter essere lì con te
sotto le coperte abbracciato al tuo corpo
accarezzando il tuo seno e le cosce


Mentre respiro il tuo profumo
lunghi brividi mi percorrono la schiena
Anche nell'oscurità riesco a scorgerti e a fare miei i tuoi occhi azzurri


Vorrei intervenire nei tuoi sogni
Mi avvicino
Scosto i tuoi capelli e sussurro la tua bellezza


Mi avvicino ancora alle tue labbra e le bacio con passione
Ti sporgi ancor più verso di me
poi sprofondi nel cuscino


Io m'incammino verso un altro sogno
questo è appena finito

domenica 8 novembre 2009

Sensi di colpa

Ok. Torniamo un attimo indietro. Ieri, ci siamo ritrovati a decidere all'ultimo, come ultimamente accade spesso, su cosa fare in serata; si è avviato il solito giro di telefonate, e nel giro di 5 minuti sono passato da un nevrotico nervoso a una gradevole contentezza. Serata organizzata, tutto bene e ci si mette in attesa. Arriva l'ora, e c'è l'attesa diatriba: ascoltare, o non ascoltare la partita (Atalanta - Juventus)? Da buon tifoso ho prevalso, tenendo quasi al minimo il volume, quel tanto che basta per distinguere le vocali dalle consonanti. Si mette subito bene per noi, è un uno-due micidiale di Camoranesi che mette la partita sul giusto binario, ed è con questo risultato che si va al riposo. Nel frattempo eccoci arrivati alla birreria, solito fiume di gente con accanto il proprio fiume di birra. Sul posto ci stanno aspettando da qualche ora due compari, li salutiamo e prendiamo posto accanto a loro. Si mette subito bene, si ride, si scherza, si scoprono strane cose sugli amici, e c'è una bella armonia. Probabilmente sarei stato ancora più contento se avessi saputo che, in quel di Bergamo, la mia squadra stava festeggiando per il 5 a 2 contro gli atalantini (basta, la smetto). Arriva l'ora di andare via, come farebbero tutti: usciamo tutti insieme, qualche battuta e un saluto, poi tutti ai propri posti per finire la serata come si deve.


C'è un però. Non è andata così. I due amici hanno fatto ciò che la loro parte razionale (e ciò che conveniva più a loro ovviamente) gli suggeriva, e sono sgattaiolati via. E noi? Eh, siamo rimasti solo in tre, e aspettiamo l'arrivo di un'altra cisterna gonfia di birra, la seconda per la precisione. La nostra spillatrice di fiducia (Marta ndr) compie egregiamente il suo lavoro, anche se sopraffatta dalla stanchezza, mentre, accanto a me, il fiume sta straripando, e davanti a me, Fra viene travolto da una valanga di birra. La nebbia e la pioggia copre un po' tutto, fino a quando siamo solo io e lei.


Dunque, a me piacciono veramente tanto quei film in cui i personaggi interagiscono con il pubblico presente in sala: lo trovo un metodo geniale per fare cinema. Non so se ho reso l'idea, comunque, un regista che adotta questa tecnica è Woody Allen. Continua a piovere, e guardate quei due in macchina, staranno facendo le solite cose; avviciniamoci ancora un pochetto, e... Ma che succede? Il tizio è riverso sul sedile, che piange a dirotto sulla spalla della sua innamorata. Probabilmente si sente in colpa per come sta finendo questa giornata, e non la smette. Non è una scena patetica? E lei invece di essere arrabbiata nera, lo accudisce teneramente. Probabilmente dentro di lei vorrebbe ucciderlo, ma non può darlo a vedere: lui è già ridotto peggio di uno straccio!


Succede ancora qualcosa, lui apre la portiera: vuole scappare. No, la richiude. No, la riapre. Si alza ed è lì in piedi che barcolla, mentre lei è ancora in macchina che non sa se piangere dalla disperazione, o ridere (per non piangere dalla disperazione). Che sta facendo? Oh no! Sta dando di stomaco in maniera vomitevole. Ogni ciucca degna di questo nome comprende anche la fase "rigurgito". Non vi preoccupate, se prendete una piomba colossale, e non vomitate subito, vi toccherà aspettarla. La fase "rigurgito" può presentarsi anche dopo settimane, mesi (alcuni dicono anni, ma io non ci credo); quindi, se vi ritroverete un giorno ad espellere schifosa roba giallastra, state pure certi che vi siete ubriacati di brutto. Sembra che lo spettacolo sia finito: risale in macchina e lo vedo ancora abbracciato alla sua ragazza. No, non piange più, ha già dato tutto. E' talmente ridotto a uno straccio, che mi fa quasi pena. Ora lei lo accompagnerà a casa sua, lo sorreggerà fino al letto, lo svestirà mettendo tutto con ordine sulla sedia, e gli terrà la mano per tutta la notte.


Non ci ho preso neanche adesso, almeno non del tutto. Sì, mi ha accompagnato a casa, ma si è limitata a sorreggermi fino alla porta di casa. Forse non l'ho neanche degnata di un saluto, non l'ho neanche ringraziata per avermi sopportato. Quello che mi resta ora è un insopportabile senso di delusione e tristezza, che dovrebbe scomparire fra qualche ora, quando finalmente potrò stare un po' di tempo con lei. Lucido.


I poeti che strane creature, ogni volta che parlano é una truffa.
(Fabrizio De André)