domenica 8 novembre 2009

Sensi di colpa

Ok. Torniamo un attimo indietro. Ieri, ci siamo ritrovati a decidere all'ultimo, come ultimamente accade spesso, su cosa fare in serata; si è avviato il solito giro di telefonate, e nel giro di 5 minuti sono passato da un nevrotico nervoso a una gradevole contentezza. Serata organizzata, tutto bene e ci si mette in attesa. Arriva l'ora, e c'è l'attesa diatriba: ascoltare, o non ascoltare la partita (Atalanta - Juventus)? Da buon tifoso ho prevalso, tenendo quasi al minimo il volume, quel tanto che basta per distinguere le vocali dalle consonanti. Si mette subito bene per noi, è un uno-due micidiale di Camoranesi che mette la partita sul giusto binario, ed è con questo risultato che si va al riposo. Nel frattempo eccoci arrivati alla birreria, solito fiume di gente con accanto il proprio fiume di birra. Sul posto ci stanno aspettando da qualche ora due compari, li salutiamo e prendiamo posto accanto a loro. Si mette subito bene, si ride, si scherza, si scoprono strane cose sugli amici, e c'è una bella armonia. Probabilmente sarei stato ancora più contento se avessi saputo che, in quel di Bergamo, la mia squadra stava festeggiando per il 5 a 2 contro gli atalantini (basta, la smetto). Arriva l'ora di andare via, come farebbero tutti: usciamo tutti insieme, qualche battuta e un saluto, poi tutti ai propri posti per finire la serata come si deve.


C'è un però. Non è andata così. I due amici hanno fatto ciò che la loro parte razionale (e ciò che conveniva più a loro ovviamente) gli suggeriva, e sono sgattaiolati via. E noi? Eh, siamo rimasti solo in tre, e aspettiamo l'arrivo di un'altra cisterna gonfia di birra, la seconda per la precisione. La nostra spillatrice di fiducia (Marta ndr) compie egregiamente il suo lavoro, anche se sopraffatta dalla stanchezza, mentre, accanto a me, il fiume sta straripando, e davanti a me, Fra viene travolto da una valanga di birra. La nebbia e la pioggia copre un po' tutto, fino a quando siamo solo io e lei.


Dunque, a me piacciono veramente tanto quei film in cui i personaggi interagiscono con il pubblico presente in sala: lo trovo un metodo geniale per fare cinema. Non so se ho reso l'idea, comunque, un regista che adotta questa tecnica è Woody Allen. Continua a piovere, e guardate quei due in macchina, staranno facendo le solite cose; avviciniamoci ancora un pochetto, e... Ma che succede? Il tizio è riverso sul sedile, che piange a dirotto sulla spalla della sua innamorata. Probabilmente si sente in colpa per come sta finendo questa giornata, e non la smette. Non è una scena patetica? E lei invece di essere arrabbiata nera, lo accudisce teneramente. Probabilmente dentro di lei vorrebbe ucciderlo, ma non può darlo a vedere: lui è già ridotto peggio di uno straccio!


Succede ancora qualcosa, lui apre la portiera: vuole scappare. No, la richiude. No, la riapre. Si alza ed è lì in piedi che barcolla, mentre lei è ancora in macchina che non sa se piangere dalla disperazione, o ridere (per non piangere dalla disperazione). Che sta facendo? Oh no! Sta dando di stomaco in maniera vomitevole. Ogni ciucca degna di questo nome comprende anche la fase "rigurgito". Non vi preoccupate, se prendete una piomba colossale, e non vomitate subito, vi toccherà aspettarla. La fase "rigurgito" può presentarsi anche dopo settimane, mesi (alcuni dicono anni, ma io non ci credo); quindi, se vi ritroverete un giorno ad espellere schifosa roba giallastra, state pure certi che vi siete ubriacati di brutto. Sembra che lo spettacolo sia finito: risale in macchina e lo vedo ancora abbracciato alla sua ragazza. No, non piange più, ha già dato tutto. E' talmente ridotto a uno straccio, che mi fa quasi pena. Ora lei lo accompagnerà a casa sua, lo sorreggerà fino al letto, lo svestirà mettendo tutto con ordine sulla sedia, e gli terrà la mano per tutta la notte.


Non ci ho preso neanche adesso, almeno non del tutto. Sì, mi ha accompagnato a casa, ma si è limitata a sorreggermi fino alla porta di casa. Forse non l'ho neanche degnata di un saluto, non l'ho neanche ringraziata per avermi sopportato. Quello che mi resta ora è un insopportabile senso di delusione e tristezza, che dovrebbe scomparire fra qualche ora, quando finalmente potrò stare un po' di tempo con lei. Lucido.


I poeti che strane creature, ogni volta che parlano é una truffa.
(Fabrizio De André)

domenica 25 ottobre 2009

Ho imparato a giocare a golf

Ho finalmente imparato a giocare a golf; era tutta una vita che desideravo farlo. Prima non potevo perchè non conoscevo ancora il posto, ma devo ammettere che in questo periodo gioco poco: mi manca il tempo ed è abbastanza lontano. Ma è quando sono nel vivo di una partita che mi sembra di volare, e tutto si zittisce. Il campo è in ottime condizioni ed è una notte magnifica per titarare qualche colpo. La distesa d'erba è immensa, e l'aria profuma leggermente di fragola; la pallina è poggiata sul soffice prato, alzo gli occhi verso l'orizzonte, e, proprio al centro delle Luna, scorgo l'asta che porta alla buca. Ogni tanto qualche tiratore maldestro manda la sua pallina dalle mie parti, così la lavo e la metto nel cassetto dei ricordi: ognuna porta con sé un panorama diverso. Il più grosso problema che ho riscontrato fino a questo momento, è l'impossibilità a determinare un vincitore al termine della partità: ogni colpo dato mi porta alla stessa distanza di partenza, donandomi emozioni mai vissute prima. Il mio obiettivo è continuare questa partita fino a quando la Luna non tramonterà per sempre.

Anche adesso vorrei fare qualche tiro, ma a quest'ora è già tutto chiuso, anche perchè, per stanotte, la Luna è già tramontata. Mi corico davanti alla porta, aspettando che riaprano i battenti. Sono stanco e ho tanto sonno. Baciami e dimmi, ancora una volta, quanto è grande il tuo amore per me. Finalmente posso mettermi giù.

giovedì 1 ottobre 2009

Déjà vu, e ritorno a casa

Il grande automezzo blu percorre un mondo tutto nuovo. Attraversa uno dei soliti paesini sperduti, ma la normalità proprio non è concessa; la nebbia domina in questi frangenti e neanche il sole riesce a chiedere la precedenza per arrivare al suo spazio. Si viaggia veloce, ma le punte degli alberi sono tutte uguali, come sono identici i tetti delle case che spuntano dal grande cumulo bianco. I girasoli sono inchinati a terra, in preda a crisi depressive, non vedendo altro che il giallo dei loro petali. È un via vai di macchinette, la maggior parte non si rende conto del paesaggio intorno a loro. Frenesia. Attraverso il vetro osservo solo sagome che si susseguono rapidamente, ma lo splendore sta al di là di tutto, invisibile agli occhi di tutti, ma non ai miei. Il raziocinio incontra la pazzia. Gli uomini in smoking e le donne decorate con tailleurs rossi ballano sulla hit del momento. I poeti camerieri servono versi d'amore su petali di rosa, e nelle aiuole i bambini giocano felici alla pace. Déjà vu. Sono attimi che ho già visto nelle gocce di una giornata di pioggia e oltre la punta di una grande montagna. Li lascio al loro mondo, io ho già il mio. Alle mie spalle ci sono delle labbra da baciare che mi aspettano a casa.

P.S.: ringrazio vivamente Michele per aver premiato questo blog.

giovedì 17 settembre 2009

Routine

A volte succede che certe discussioni con certi amici provocano dei turbamenti dentro di me. No, turbamenti è una parola troppo grossa, "pensieri" è più azzeccata. Guardo dietro di me e non vedo tanti bei momenti, anzi, a dir la verità sono molto rari. Tanta negatività che ha modellato il mio carattere in qualcosa che non volevo. Due anni e mezzo di amore non corrisposto, senza alzare un dito, più altre delusioni; la speranza che qualcosa di bello potesse accadere moriva lentamente, lasciando spazio alla rassegnazione. Rassegnato a vivere una vita controvoglia, impossibilitato a donare l'amore che ho sempre tenuto dentro di me, una vita che non volevo vivere. Erano queste serate di pioggia che mi facevano stare "bene", mi coricavo nel letto, quaderno sulle ginocchia e una biro a scrivere alla bella di turno, come un romantico. Oppure uscire di casa e camminare, camminare, e fermarsi a pensare su una panchina; pensare al futuro, ancora al passato, ma soprattutto ad un maledettissimo presente. Momenti in cui non pensavo che al mio malessere, nessuno stava peggio di me, perchè è così: quando stai male, non ti importa se c'è qualcuno in una condizione peggio della tua, pensi solo a te stesso e basta; in casi curiosi, si arriva anche alla competizione, su chi sta più male. Scrivevo per non so chi, per una musa che non conoscevo, per un'amica immaginaria che mi veniva a trovare solo in quegli attimi, e c'era soddisfazione nel rileggere dei bei versi provenienti solo dalla mia testa.

Quei tempi son passati. Ora sto bene, anche senza tutte quelle ispirazioni. Nessun rimpianto, nessuna malinconia, quei momenti non mi mancano. Se tutto quello che ho passato mi ha portato dove sono ora, non posso che essere contento di tutto ciò, di tutte quelle lacrime versate, di tutti i falsi sorrisi. Se ora sono così, lo devo solo a una persona, che ha cambiato totalmente la mia vita, e che ora non posso più farne a meno. Quando parlo di lei mi sembra ogni volta di ripetere le solite cose, ma quando la vedo rivivo il primo bacio e le prime carezze.

Ti amo Marta

domenica 30 agosto 2009

Ricordo di te

Mi manchi davvero tanto, anche se da così poco. Sei partita giovedì, e martedì sarai di nuovo qui, eppure mi manchi da morire. Il primo giorno è stato il più brutto, ormai sono abituato a te, al tuo sapore, e non poterlo assaporare mi butta giù, non tanto, ma abbastanza per risentire un po' di solitudine. I giorni passano, e anche se la tua lontananza non mi fa sorridere pienamente, sono contento ripensando a ogni momento passato con te. Ricordo quel martedì, stavamo insieme da soli quattro giorni, e già ti allontanavi per la gita scolastica. Il mattino da solo a casa, a sorridere ai momenti vissuti in soli tre giorni, a pensare ciò che potevi diventare nella mia vita, e dopo il sorriso una solitudine difficile da mandare giù, ma che ho digerito vedendoti al tuo ritorno. Ricordo quel pomeriggio sotto l'ombra di un albero, coperto dal profumo dei tuoi capelli, a sentire per la prima volta il tuo Amore; hai cancellato con due parole un passato burrascoso che neanche la speranza era destinata a salvare, e mi hai portato con te in un mondo sconosciuto, che neanche un poeta è in grado di descrivere. Ricordo quel venerdì, in fondo a un pozzo come non mi sentivo da tanto tempo, impossibilitato a godere del tuo sorriso radioso e finalmente libero; non mi hai lasciato, mi hai tenuto stretto a te fino alla fine, mi dicevi di sfogarmi, ed io egoisticamente (maledetto orgoglio) non volevo, non potevo mostrarmi così debole ai tuoi occhi. Ricordo quella domenica mattina, aprire gli occhi e trovarti lì accanto a me, anche dopo una notte quasi magica; e ancora tu che mi consolavi. Ricordo quel giovedì, quando ti sei messa a piangere come una bambina sotto una Luna rossa all'orizzonte, un pianto senza un motivo. Quando tutto è finito, il pensiero di poterti amare ancora di più si è avverato; eri così bella, gli occhi ancora un po' lucidi, e qualche residuo di lacrime sulle tue guance, mai ti avevo vista così. Non so di chi sia la colpa per tutta questa mia sensibilità che mi porta ad amplificare all'inverosimile ogni singola emozione, bella o brutta che sia, ma è dei tuoi ricordi che ho bisogno quando mi sento solo. Dopo 5 mesi se ne sono accumulati davvero tanti, la mia speranza è che non s'interrompano mai, e questa è la più grossa consolazione di cui posso disporre.

lunedì 10 agosto 2009

Vacanze

Anche io stacco la spina per qualche giorno, precisamente fino a Venerdì sera. Questa era una giornata adatta per rifinire le ultime cose prima di partire. Mi mancava un chiarimento, che ormai mi assillava da diverso tempo, e anche se è stato chiarito solo fino a metà, la parte più difficile è stata superata, nonostante la malinconia iniziale. Spero che tutto tornerà come prima, dovrò armarmi di tanta pazienza, ma per un'amicizia importante si può fare. Mi manchi e ti voglio bene Miri. A parte questo, novità non ce ne sono, ma questo non vuol dire "vita monotona". Tutto il contrario. Non mi sono mai sentito così vivo, sapere che è solo mia. La amo, la mia vita e vivo per Lei. Canto alla Luna una canzone impossibile, sotto una pioggia di stelle.

Posso solo sperare sole e non troppo caldo per questa settimana, e se non ci sarà niente di tutto ciò, pazienza. Mi basta Marta. Auguro buone vacanze a tutti quelli che si fermano per leggere ciò che scrivo e lasciano un segno, ma anche a quelli di passaggio. Insomma, buone vacanze a tutti :)

lunedì 3 agosto 2009

Debolezza

Che cos'è una serata senza di te? Che cos'è il ricordo di un bacio sulle mie labbra? Che cosa sono queste lacrime che scivolano su di me senza fare rumore? La serata è andata via veloce, trascinando nella mia ombra un po' di tristezza. Una serata piacevole, condita con una brutta negatività, tanto quella non finisce mai.

Il cursore lampeggia ininterrotamente. Ipnosi. Ma che vorrà dirmi? Mi sembra tanto di vedere il vuoto che ho in questo momento. Smettila di lampeggiare, è una monotonia in grado di durare per anni, ed io non ho tutto sto tempo. La stanchezza avanza, e le parole sono già nel letto a sognare un bagno d'acqua fredda; non me la sento di svegliarle, e così rimango qui. Solo. Con me, me stesso, senza le parole, senza di te, e con questo fottuto cursore. Ho bisogno di te. Son quasi affogato nelle mie lacrime, e questo mi ha creato una fobia, deve essere qualcun altro da accudirmi. Chiamala debolezza, eccessiva sensibilità, come vuoi te, ma è quello di cui ho bisogno, non ridere di queste parole. Ho bisogno di te.

Che succede? Qualcosa fa da diga per le mie lacrime: è la tua mancanza. Qualche mese fa, la cosa che mi piaceva di più fare in queste serate, era distendermi a letto in solitudine, accendere l'iPod e selezionare le canzoni che potevano aumentare a dismisura il mio disagio. Non potevo farne a meno. Ora non voglio fare così. Non voglio far toccare terra a quelle bastarde, meritano di morire in un cuore pieno di vita. Desidero la tua spalla, il tuo profumo e la tua voce per asciugarmi gli occhi, queste sono le canzoni di cui ho bisogno. Ora. Adesso. Chissà come dormi bene, con la testa leggermente piegata a destra con una mano sotto al cuscino; passerei tutta la notte ad osservarti, fino al tuo risveglio al mattino. Più bella di un'alba.

Tante cose voglio, ma non ne esiste una che sia disponibile in questo momento. Tante cose non voglio, ma sono tutte disponibili in ogni momento; basta pensarci un attimo e arrivano tutte insieme. La stanchezza aumenta e inebria l'aria densa di sonno. Il cursore non si è ancora stancato, l'amico Jack è sparito, l'iPod è acceso su una lunga lista di brani tempestosi. Questione di secondi, il cuscino è umido.