giovedì 24 febbraio 2011

Dentro o fuori - FUORI

La giornata di oggi sarà un classico "dentro o fuori". Sono quei momenti in cui si decide tutto, ma non vogliono dire un cazzo. Che poi non chiedo tanto eh, di conseguenza invoco il protettore dei perseguitati, affinché mi possa proteggere in questa giornata maledetta. Diciamo che sarà una giornata a eliminazione diretta, se persiste la parità dopo i tempi regolamentare, ci sarà la crudele regola del golden gol, e se proprio il risultato non dovesse sbloccarsi, si va ai calci di rigore. Sicuramente con la sfiga che ho dagli undici metri, il finale di partita si giocherà proprio lì. Vedremo se sarò il Baggio della finale Mondiale '94, oppure lo Jugovic della finale di Coppa dei Campioni '96. Ma sì, perché pensarci ancora su, che vada come deve andare. In fondo, la cosa importante è fare gol sotto la curva dei propri tifosi, tutto il resto non conta.

Ingresso libero, birra e salsiccia per tutti.


Edit delle 20.25: Niente partita, niente Baggio o Jugovic. Forfait. Non sono neanche sceso in campo. In curva c'era solo una persona a sostenermi, ma non è stato quello a scatenare il nubifragio. Partita sospesa per impraticabilità del campo. Ero troppo tranquillo, ero troppo sicuro di me per aspettarmi una partita combattuta fino all'ultimo sangue, e infatti ho sbagliato tutto. Il trend non cambia: proseguo il mio anno continuando a cadere da quella montagna troppo alta; continuo a perdere gli appigli, e ogni volta mi ritrovo sempre più in basso, per la gioia del mio essere. Chiudo con una citazione di Maximilian Cohen (Sean Gullette) tratta dal film Π – Il teorema del delirio:

10 e 15, nota personale: la definizione giusta di questo momento è che sono sull'orlo di un precipizio, ed è lì che succede tutto.

lunedì 7 febbraio 2011

Un cordiale...

Non me ne sta andando bene neanche una. E pensare che di impegno ne metto, forse non come dovrei, ma un minimo di risultato non farebbe male riceverlo. Invece niente, nulla. Se faccio una cosa, mi si ritorce contro, e si prende gioco di me, 'sta bastarda! Crisi nera, non la peggiore certo, però è sempre una crisi. Quando uno ci è dentro mica può pensare che c'è stato di peggio, proprio umanamente non è possibile. Quello sei tu che stai male, e non c'è passato che tenga, sei solo tu con le tue budella in mano che le coccoli come se fossero tanti bambini appena nati. Che poi, non ci assomigliano neanche a bambini appena nati. L'importante è non illudersi, e se prima era un proposito, ora è una priorità! Se ci si mettono pure loro è la fine, the end, sono proprio impanato. Potrei prendermi una vacanza, tornare fra un mese, così sono sicuro al 99 % di essere guarito, ma il mio menefreghismo non è più come una volta; ogni tanto fa cilecca e non mi ricordo neanche la password per settarlo come si deve. Potrei farmi costringere, ma ci sarà sempre l'occasione per farmi venire l'amaro in bocca, come se stessi sbagliando.

Devo anche finirla di giocare con il fuoco, perché a lungo andare, la probabilità di farla franca è sempre minore, secondo una relazione diretta. Va a finire che uno si brucia, e non con un piccolo arrossamento, no no, con quello sono buoni tutti. Qui si cuoce a fuoco moderato e bisogna farla rosolare per bene la carne, così se prima ero impanato, ora sono cotto, con i bordi croccanti come piacciono a me.

Volevo mettere qualcosa di tragico, per rispecchiare il mio Io di adesso, ma ovviamente ho nuovamente sbagliato, e ne è venuto fuori un minestrone di tragicità-commedia di qualità scadente, degno del peggiore discount. E con questo si abbassa il sipario, si apre la botola, e si va giù, ancora. Un cordiale fanculo a questo inizio-2011.

mercoledì 26 gennaio 2011

Sorridere

Lei è qui accanto a me, la sento respirare. Una serata splendida. Ora mi da le spalle, coricata su un fianco che dorme. Forse mi sta aspettando nel suo sogno, o forse sta pensando a qualche minuto fa, quando eravamo ancora stretti in un forte abbraccio, stanchi ma felici. Vorrei tanto abbracciarla, baciarla, ma senza svegliarla. Impossibile. Mi limito a osservarla, cercando ispirazione in quelle labbra socchiuse, in quel gomito piegato sotto la testa, in quei capelli che le coprono appena la fronte. Sembra una dolce bambina. Una ragazza meravigliosa. Vorrei avvicinarmi e sentire il suo profumo, baciarle le spalle nude e sentire il sapore della sua pelle. Sento il calore del suo corpo. Mi fa sorridere, un sorriso nel buio che allontana la solitudine. E il pensiero di svegliarmi domani mattina con lei che viene ad abbracciarmi mi fa venire i brividi. Per quanto tempo ho sognato questi momenti, ed è quasi due anni che i miei sogni si trasformano in realtà. Ormai è l'abitudine, e di qua non si scappa. Proseguo dritto nella mia strada, consapevole di poter contare sulle persona più importante, in ogni momento. Ma ora è tardi, e quando le parole finiscono si può solo mettere un po' di musica, spegnere la luce, chiudere gli occhi e addormentarsi in un abbraccio. Sorridendo.

lunedì 24 gennaio 2011

Parole

Solo una cosa si può fare in questo mondo materialista di cui ne sono schiavo: amare. Chi o cosa non ha importanza, bisogna amare. In ogni momento e anche se sarà invano. Perché le cose cambiano, le persone anche. Quando si è bambini non si ha tempo per la nostalgia, per la malinconia: è quando ti accorgi di essere grande che iniziano i problemi, scopri di avere bisogno di qualcuno che non può esserci, si creano i rifugi più impensabili. Si cresce, ancora al punto da non riuscire a trovare la chiave per quei nascondigli: tra te e il ricordo c'è una fragile porticina di legno dura come il marmo. Penso che una delle cose più brutte sia la nostalgia dei ricordi, ma per fortuna non sono ancora a questo punto. I miei ricordi ci sono ancora, e la mia nostalgia riguarda quei sorrisi, quei volti che non dimentico, quelle serate.


Ho paura di finire il mio inchiostro, di passare un altro anno nell'ombra di qualche parolina d'amore; ho paura di non riuscire a riprendere quella parte di me che ama su un pezzo di carta. Chissà perché quando soffro la parole migliori affiorano con facilità, al contrario di quando sto bene. Magari quelle parole sono ancora là, fuori da quella finestra, magari sono tornate e ora aspettano che vada a riprenderle. Ma io so che non ci sono. E al momento sono lontane, le sento lontane, e, oltre ad amare, posso solo sperare di poterle riabbracciare un giorno.

lunedì 3 gennaio 2011