Questo non si può fare, quest'altro neanche. Sai che faccio? Parto da solo. Viaggiare. Divieto d'accesso per i problemi, l'unica che entra è la musica. Una musica potente, con i bassi pompati al massimo ad accompagnarmi su quell'interminabile linea bianca. Voglio starmene da solo, visto che non posso avere la compagnia che voglio. La mia compagnia va bene. Mi fa bene. Perché sto bene con me stesso, e non potrebbe andare altrimenti. Alziamola allora questa bandiera, cantiamo l'inno alla libertà e viaggiamo. Voglio superare i confini del mondo per vedere cosa c'è dopo, sporgermi oltre e ritrarmi quando sono sull'orlo dell'abisso. Evidentemente i progetti e le belle speranze sono fatte per essere fumate in una notte d'estate, lasciando così quel sentimento di vuotezza che rovina giornate intere. E quando anche la benzina finisce, mi infilo un paio di scarpe rotte e corro verso l'ignoto, perché questo è l'unico modo che conosco per vivere, e ogni evento che me lo impedisce mi rende come un leone braccato dai cacciatori, costretto a fuggire voltandosi continuamente.
Sono solo io
- Ale
- Un ragazzo che porta il fardello di un granello di sabbia in quell'immenso deserto che è la Terra. Alla costante ricerca di una goccia di salvezza e Amore.
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venerdì 27 luglio 2012
domenica 8 luglio 2012
Basta...
Basta una frase fatta per etichettare una persona come banale. Come basta concedersi i 130 km/h su un rettilineo sgombro di 4 km in tangenziale per essere etichettati come pazzi al volante. E' vero, adoro la velocità. I limiti di velocità li supero facilmente (tranne in autostrada), e spesso spingo più del dovuto. Ma lo faccio sempre da solo. Quando sono da solo in macchina, quando posso permettermi di superare un dosso senza rallentare più di tanto, quando gli scossoni li sento solo io.
Il mio primo anno da neopatentato l'ho passato spesso a manetta, anche con la macchina carica di gente, perché pensavo facesse figo fare lo spericolato in macchina. Poi mi sono accorto che ero solamente un coglione e non potevo permettermi di avere sulla coscienza vite altrui. Mi sono accorto che chi era con me viaggiava nella più totale scomodità, e questo è un peccato averci pensato dopo. Così ho cambiato. Dopo quell'anno solo una volta sono andato a palla di proposito con la macchina carica, evidentemente non mi era piaciuto il comportamento di certi individui presenti sui miei sedili. Anche quel singolo episodio è bastato, ma tornassi indietro lo rifarei.
Ormai l'etichetta è fissa, e anche quando porto qualcuno che aveva già provato il mio modo di guidare (sia chiaro, può essere bastato anche solo un episodio particolare) a nulla serve andare tranquilli, perché ad ogni buca su un asfalto di merda è colpa mia, perché io sono un pazzo al volante. Ad ogni sorpasso c'è qualcosa da ridire, è così punto e basta. Anche se chi critica guida molto peggio di me. Non ho scusanti, e soprattutto non ho nessuna difesa, neanche da chi mi sta più vicino. Sono completamente solo, perché io sono un pazzo al volante.
Quindi rivolgo un invito a voi che criticate ogni singola cosa, senza guardare cosa combinate voi al volante, e soprattutto senza guardare cosa combino io al volante: salite sulla mia macchina e allacciatevi la cintura. Non vi servirà trattenere il fiato, perché ve lo toglierò. Voglio farvi vedere la differenza netta che c'è tra i miei due modi di guidare, e state pure certi che la vostra opinione cambierà. Più che un invito è una minaccia, ma sono pronto a metterla in pratica non appena mi si muoverà l'ennesima critica ingiusta. Perché adesso mi sono rotto i coglioni, e se non serve mettervi a vostro agio, allora metterò in gioco le mie manie, dopodiché penso che di me non ne sentirete mai più parlare.
Sia chiara una cosa. Mi piace guidare. Mi piace guidare forte. E quando capita lo faccio in condizioni che me lo consentono e, soprattutto, quando sono solo (o con amici fidati che si divertono insieme a me, senza star lì a giudicare scossoni e sballottamenti vari). Non sfreccio come un dannato su strade che non ho mai fatto, non sorpasso in curva, non invado mai la corsia opposta senza intenzione di sorpassare (l'ho fatto solo una volta in bici rischiando davvero la vita), non supero sulla destra (tranne quegli incapaci che non riescono a capire cosa voglia dire la proposizione "Percorrere la corsia più libera a destra" e si ostinano a intralciare il traffico), non passo col semaforo rosso, non faccio lo spaccone, non guido ubriaco.
Non sono un santo, certe cazzate le ho fatte anche io (come tutti del resto) pentendomene subito dopo, e promettendomi di non rifarle più (e non le rifarò mai più). Mi piace guidare forte, ma questo non vuol dire che vado sempre forte. So guidare con calma se sono troppo stanco, o semplicemente se non sento il bisogno di tutta quella velocità. In fin dei conti, non sono molto diverso dagli altri.
Il mio primo anno da neopatentato l'ho passato spesso a manetta, anche con la macchina carica di gente, perché pensavo facesse figo fare lo spericolato in macchina. Poi mi sono accorto che ero solamente un coglione e non potevo permettermi di avere sulla coscienza vite altrui. Mi sono accorto che chi era con me viaggiava nella più totale scomodità, e questo è un peccato averci pensato dopo. Così ho cambiato. Dopo quell'anno solo una volta sono andato a palla di proposito con la macchina carica, evidentemente non mi era piaciuto il comportamento di certi individui presenti sui miei sedili. Anche quel singolo episodio è bastato, ma tornassi indietro lo rifarei.
Ormai l'etichetta è fissa, e anche quando porto qualcuno che aveva già provato il mio modo di guidare (sia chiaro, può essere bastato anche solo un episodio particolare) a nulla serve andare tranquilli, perché ad ogni buca su un asfalto di merda è colpa mia, perché io sono un pazzo al volante. Ad ogni sorpasso c'è qualcosa da ridire, è così punto e basta. Anche se chi critica guida molto peggio di me. Non ho scusanti, e soprattutto non ho nessuna difesa, neanche da chi mi sta più vicino. Sono completamente solo, perché io sono un pazzo al volante.
Quindi rivolgo un invito a voi che criticate ogni singola cosa, senza guardare cosa combinate voi al volante, e soprattutto senza guardare cosa combino io al volante: salite sulla mia macchina e allacciatevi la cintura. Non vi servirà trattenere il fiato, perché ve lo toglierò. Voglio farvi vedere la differenza netta che c'è tra i miei due modi di guidare, e state pure certi che la vostra opinione cambierà. Più che un invito è una minaccia, ma sono pronto a metterla in pratica non appena mi si muoverà l'ennesima critica ingiusta. Perché adesso mi sono rotto i coglioni, e se non serve mettervi a vostro agio, allora metterò in gioco le mie manie, dopodiché penso che di me non ne sentirete mai più parlare.
Sia chiara una cosa. Mi piace guidare. Mi piace guidare forte. E quando capita lo faccio in condizioni che me lo consentono e, soprattutto, quando sono solo (o con amici fidati che si divertono insieme a me, senza star lì a giudicare scossoni e sballottamenti vari). Non sfreccio come un dannato su strade che non ho mai fatto, non sorpasso in curva, non invado mai la corsia opposta senza intenzione di sorpassare (l'ho fatto solo una volta in bici rischiando davvero la vita), non supero sulla destra (tranne quegli incapaci che non riescono a capire cosa voglia dire la proposizione "Percorrere la corsia più libera a destra" e si ostinano a intralciare il traffico), non passo col semaforo rosso, non faccio lo spaccone, non guido ubriaco.
Non sono un santo, certe cazzate le ho fatte anche io (come tutti del resto) pentendomene subito dopo, e promettendomi di non rifarle più (e non le rifarò mai più). Mi piace guidare forte, ma questo non vuol dire che vado sempre forte. So guidare con calma se sono troppo stanco, o semplicemente se non sento il bisogno di tutta quella velocità. In fin dei conti, non sono molto diverso dagli altri.
domenica 17 giugno 2012
Vivo!
Nell'ultimo post ho forse ricevuto il commento più bello da quando ho aperto questo blog. Mi riferisco all'imperativo di Aly, quel bellissimo "Vivi!" che risuona forte in me, un dolcissimo grazie a lei quindi.
Vivo!
E' ora di rispolverare le parole
Lasciarle libere di danzare la loro musica
In questa notte solitaria ricopriranno queste pagine ingiallite
Non invecchiano mai, loro
E' ora di rispolverare le parole
Lasciarle libere di danzare la loro musica
In questa notte solitaria ricopriranno queste pagine ingiallite
Non invecchiano mai, loro
mercoledì 23 maggio 2012
Letargo
Sono stati mesi faticosi e stupendi, pieni di soddisfazioni (che non sono ancora finite). Sento che l'uscita del letargo si avvicina sempre più.
domenica 22 aprile 2012
Voglia di...
Tornata lei anche questo angolo si riempie di ragnatele. A volte qualcosa di cui parlare ce l'ho, ma manca la voglia. Stasera il vento soffia forte, come se dovesse portare via qualcosa, come la tristezza di una notte passata in solitudine, come l'indifferenza generale. Ma non voglio vederla così, come un aiuto a superare qualcosa. Ce la faccio da solo, senza la spinta del vento, ho un lavoro fantastico che mi da l'energia giusta, uno dei lavori più umili, ma estremamente importante per il mio spirito. Io i campanelli d'allarme li suono quando posso, ammetto che non sempre suonano in modo giusto, ma ci sono e funzionano benissimo.
Mi manca. Mi manca sentire l'amore fisico. E vorrei che si lasciasse da parte il mio essere uomo, con le mie voglie da uomo, perché non sto parlando solo di piacere fisico. Mi manca l'amore spirituale che si unisce a quello fisico, mi manca quella voglia comune che stravolge gli equilibri. Io trovo importante per la mia anima anche quel momento, e quando non c'è (per colpa mia a volte, per colpa d'altri altre volte) mi prende lo sconforto. Uno sconforto dettato dalla mancanza di un corpo da amare. Sono così. Punto. Non cambio per nulla al mondo, perché non ci riuscirei. Driiin.
Mi manca. Mi manca sentire l'amore fisico. E vorrei che si lasciasse da parte il mio essere uomo, con le mie voglie da uomo, perché non sto parlando solo di piacere fisico. Mi manca l'amore spirituale che si unisce a quello fisico, mi manca quella voglia comune che stravolge gli equilibri. Io trovo importante per la mia anima anche quel momento, e quando non c'è (per colpa mia a volte, per colpa d'altri altre volte) mi prende lo sconforto. Uno sconforto dettato dalla mancanza di un corpo da amare. Sono così. Punto. Non cambio per nulla al mondo, perché non ci riuscirei. Driiin.
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