lunedì 24 maggio 2010

Il triste Mietitore

Sono inquieto. E mi spaccio per un poeta, quindi ne ho bisogno anche io.


Il triste Mietitore

Notte di nuvole divoratrici di luna 
Ogni raggio di luce svanisce fra i sibili del vento 
Le tenebre disegnano uno scenario timoroso 
Anche la sua guida si accascia al suolo 

E senza ripari, il triste Mietitore è pronto 
Miliardi di paure da scegliere 
Miliardi di vite impedite alla vita e destinate a bruciare 
Di un fuoco rabbioso, dolce, stanco, vivo 

Il suo nero mantello penetra nell’orgoglio dei vinti 
Un triste distributore di viscere che lascia la sua scia 
Raccoglie le lacrime inutili dei poveri e le conserva gelosamente 
E falcia senza invidia le anime sulla terra di mortali 

Se hai paura presto verrà da te 
Piangere è inutile perché la morte non si commuove 
Non ridere perché la morte non muore 
Chiudi gli occhi e spera in una fine rapida e indolore

giovedì 13 maggio 2010

Ascoltando i Godspeed You! Black Emperor

I Godspeed You! Black Emperor sono un gruppo canadese che non rientra in un genere ben definito, in quanto negli anni sono riusciti a costruirsene uno proprio. Il gruppo è composto da molte persone, ma sono costantemente presenti la chitarra elettrica, il basso elettrico, vari strumenti a corda e vari strumenti a percussione. L'ho scoperto quasi per caso, giravo su un blog che aveva come sottofondo proprio un loro pezzo, e da quel momento ho iniziato ad ascoltarli, procurandomi la loro discografia. I loro pezzi sono vere e proprie suites divise anche in movimenti, di conseguenza la durata dei brani è molto lunga, che va dai 10 fino ai 25 minuti.

Il gruppo ha rilasciato pochissime interviste, ma dai loro pezzi s'intravedono critiche al governo americano (in un album del 1999) e critiche alle case discografiche. Dal 1994 al 2003 la band ha pubblicato 5 album, accolti tutti dalla critica positivamente. Con la guerra in Iraq la band ha deciso di prendersi una pausa, ma nell'aprile 2010 hanno aperto un nuovo sito (ancora in costruzione ma che si può vedere qui) e hanno annunciato che faranno un tour in America e in Europa.

Dopo questa breve introduzione vorrei parlare molto brevemente di due pezzi che in particolare mi hanno colpito profondamente, tra questi c'è sicuramente Storm, contenuto nell'album Lift Your Skinny Fists Like Antennas to Heaven uscito nel 2000. L'album è composto da due dischi, che contengono rispettivamente due tracce. Il brano in questione si trova nel primo disco ed è la prima traccia. Ascoltato per la prima volta l'anno scorso, ancora oggi riesce ad emozionarmi. In particolare sono gli ultimi cinque minuti (la traccia dura 22 minuti e  31 secondi) che mi prendono di più. Dopo vari momenti di tranquillità e agitazione si arriva verso la fine in cui si ascolta la registrazione di un annuncio di una stazione di servizio (ampm), poi sfuma e parte un pezzo con il piano. Il motivo suonato non cambia, e cresce d'intensità verso la fine. Quando ho sentito questo pezzo stavo leggendo un libro, ho dovuto smettere perché non riuscivo più a pensare ad altro. Sentivo solo questo cazzo di piano che mi entrava in testa e non mi faceva pensare a nient'altro; la mente completamente libera e un alone di mistero tutt'intorno. Non riesco proprio a dargli una definizione, non riesco a capire se esprime malinconia, tristezza, rabbia oppure una sottile gioia. Non ci riesco. Ma forse è meglio così, forse sono io che dovrei dargli un senso nel momento in cui l'ascolto.


L'altro pezzo di cui vorrei parlare è BBF3 che si può ascoltare nell'EP Slow Riot for New Zerø Kanada. Anche questo album contiene due tracce, e Blaise Bailey Finnegan III è la seconda. Il pezzo dura 17 minuti e 45 secondi. I Godspeed You! Black Emperor presero un'intervita di Blaze Bayley e con questa crearono la suite. Ovviamente il brano è intervallato dalle esternazioni musicali tipiche del gruppo canadese.

Blaze Bayley critica duramente il governo americano, arrivando a definire l'America un paese del terzo mondo. Egli afferma che i politici americani sono degli imbroglioni. Poi l'intervistatore chiede a Blaze di raccontargli quello che gli è successo in quel giorno. E lui con molta disponibilità inizia a raccontare: aveva preso una multa per eccesso di velocità ed era dovuto andare in tribunale per pagarla. Appena arrivato davanti al giudice afferma che lui dirà quella cosa solo una volta ("Let me tell you something, and you listen and you listen good, I'm only gonna say this one time and one time only, I don't repeat myself for nobody"), che lui è lì solo per pagare la sua multa e non sentire prediche è quant'altro ("I'm here to pay a speeding ticket, not to listen to your lectures and hear you run your mouth for an hour"). Ovviamente il giudice lo riprende, e lui continua l'invettiva, quasi criticandolo per la posizione che ha. L'enfasi cresce, l'agitazione musicale aumenta, e Blaze racconta di essere andato davanti al giudice, di avergli lasciato 25 dollari e di essersene andato ("Here's my money, now i am leaving"). Un momento di tregua, e l'intervista continua. Niente era finito. Blaze torna indietro dal giudice ricordandogli che lui non è un dio, anche se è in grado di sbattere le persone in galera per 20 anni. Dopo aver raccontato questa storia continuano le critiche verso l'America.

In sottofondo la musica dei Godspeed You! Black Emperor non si placa, e cambia a seconda del momento. A Blaze gli viene chiesto se è pronto per quello che verrà, e lui risponde con una frase talmente semplice, ma di una bellezza esasperante: "Ready as i'll ever be". E l'intervistatore gli dice che molte persone non lo sono, e lui, quasi come fosse una guida, chiede alle persone di prepararsi per qualunque cosa verrà detta da chiunque e su qualsiasi cosa ("Be prepared for anything at any time from anybody, don't take no shit, always stand your ground").

L'intervista si chiude con la lettura di una poesia scritta proprio da Blaze, ma la musica non finisce. Sembra quasi placarsi del tutto, quasi oscurata dalle parole dette prima da Blaze, ma non è così. E cresce ancora d'intensità, sembra voler dire che le cose possono cambiare, noi possiamo cambiare il corso degli eventi. Solo noi.


"Be prepared for anything at any time from anybody, don't take no shit, always stand your ground"

venerdì 30 aprile 2010

Tramonto

Tramonto

È come un angelo bianco
Osserva l’orizzonte affamato dell’ennesimo tramonto
Sotto di lei mentre la marea svanisce sugli scogli
regala al mondo la sua essenza

La brezza marina scioglie i nodi dei suoi bei capelli
lasciandoli liberi e vivi
Scivolano senza attrito sulle sue spalle
esaltandone la bellezza

In silenzio resto in ascolto della sua ombra
Il Sole è ormai un ricordo, lei rimane ancora lì
ricoperta solamente del suo dolce profumo
mentre con le mani nasconde la sua femminilità

Si volta e osserva il mio cuore che la chiama a gran voce
Delicata come la notte che scende
lentamente, le braccia scivolano lungo i fianchi
Rossa in viso, volge lo sguardo a terra

Il buio circonda ormai i nostri corpi
Mi basta un sospiro per farla mia
Le nostre anime vibrano all’unisono immergendosi nel gigante blu
Mentre fuori il mattino ritorna a splendere

domenica 25 aprile 2010

65° Anniversario della Liberazione



In occasione di questa festa, pubblico uno stralcio del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce pubblicato su "Il Mondo" il 1° maggio 1925, in risposta al Manifesto degli intellettuali fascisti presentato da Giovanni Gentile durante un convegno organizzato a Bologna il 21 aprile 1925. Da come si può intuire, il manifesto di Croce è una critica al fascismo che si stava facendo larga a quel tempo, ma è anche un tentativo per fermare quella che sarebbe diventata una delle parti più oscure della nostra storia. Aprire gli occhi della gente, quello che ci vorrebbe anche adesso.



Gl'intellettuali fascisti, riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista. [...]. Nella sostanza, quella scrittura è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini; come dove si prende in iscambio l'atomismo di certe costruzioni della scienza politica del secolo decimottavo col liberalismo democratico del secolo decimonono, cioè l'antistorico e astratto e matematico democraticismo, con la concezione sommamente storica della libera gara e dell'avvicendarsi dei partiti al potere, onde, mercé l'opposizione, si attua quasi graduandolo, il progresso; o come dove, con facile riscaldamento retorico, si celebra la doverosa sottomissione degl'individui al tutto, quasi che sia in questione ciò, e non invece la capacità delle forme autoritarie a garantire il più efficace elevamento morale[...]. E lasciamo da parte le ormai note e arbitrarie interpretazioni e manipolazioni storiche. Ma il maltrattamento delle dottrine e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione [...]. Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono contro un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere di italiani e li ingiuria stranieri, e in quell'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto persino ai giovani delle università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili; è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia. In che mai consisterebbe il nuovo evangelo, la nuova religione, la nuova fede, non si riesce a intendere dalle parole del verboso manifesto [...] mostra allo spregiudicato osservatore un incoerente e bizzarro miscuglio di appelli all'autorità e di demagogismo, di proclamata riverenza alle leggi e di violazione delle leggi, di concetti ultramoderni e di vecchiumi muffiti, di atteggiamenti assolutistici e di tendenze bolsceviche, di miscredenza e di corteggiamenti alla Chiesa cattolica [...]. Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva, dell'Italia moderna; quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni avanzamento. [...]

giovedì 15 aprile 2010

Non è morto, ma io vi aspetto!

Ma chi voglio prendere in giro? Vi ho mentito, l'unicorno non è morto e quella candela è sempre stata spenta. Aly l'ha capito subito, solo che non poteva saperlo, e neanche io. La soluzione sfugge perché io stesso la porto a sfumare; forse lo sapevo inconsciamente, e non volevo darlo a vedere. Ma Aly l'ha intuito, davvero brava. L'unicorno è sempre stato a terra, deriso non solo da quell'aquila e da quello scorpione, ma da tutti. Può una creatura così mitica essere deriso per il resto della sua vita? Da dove arriva questa crudeltà? Ormai è a terra, e in pezzi. Il fisico neanche lo regge, ha le ali atrofizzate e la coda mozzata, il suo manto bianco è solo un bel ricordo di favole lontane. Cosa importa se muore nel silenzio? Ormai la sua esistenza è stata sempre segnata da quel disagio profondo, che gli ha sempre impedito il volo. Cosa può cambiare? Niente. E allora perché non si lascia andare? Perché non affonda? Sembra quasi un gioco crudele.

Questo blog sarà diventato monotono, ma di una cosa sono certo: non sono cambiato. Sono sempre quel bastardo, pessimista, permaloso, ignorante, fottutamente speranzoso che ogni tanto tira fuori qualcosa di buono. Non è tutto qui gente. Le mie lacrime non sono virtuali, le poesie sono nella mia testa prima di essere in uno stupido blog. E' così, che vi piaccia o no. Se non vi va bene, non fatevi vedere qui in giro, ma venite a casa mia e ditemelo negli occhi, così potremo finalmente andare a ubriacarci. Vi aspetto gente.