martedì 5 luglio 2011

Troppo presto

Troppo presto. Ed è successo tutto così in fretta. Non avevi motivo per andartene via, non avevi motivo per lasciare una moglie dolcissima, dei figli che ti amavano, degli amici che ti volevano solo un gran bene. In tre giorni si vivono un turbinio di emozioni inspiegabili, e ci sono domande che non avranno mai risposta. Quello che fa più male è non avere una spiegazione. In questi giorni ho ricevuto tanti complimenti, forse sprecati, perché sono solamente stato di contorno in quell'immensa desolazione che si è venuta a creare. Sì, c'è stato spazio anche per i complimenti, per le risate, nonostante tutto. Ormai è il punto in cui le parole fanno meno effetto rispetto a prima, contano più i fatti, quello che conta è iniziare una nuova vita. Ricominciare da zero. Ti conoscevo da appena due anni, cazzo, due anni sono niente rispetto ai tuoi 53 anni di vita. E vorrei averti conosciuto da sempre, perché eri un marito, un padre, un figlio sempre presente. Hai seminato tanto lungo la tua strada, e adesso hai lasciato ad altri il compito di raccogliere i tuoi frutti. In questi tre giorni praticamente non abbiamo vissuto, il tempo era fermo, come te in quella bara; minuti lunghi come ore, e le ore non passavano, e senza la consapevolezza che niente sarebbe tornato come prima. E sento anche io il bisogno di sfogarmi, tre giorni di rabbia, tristezza, desolazione, frustrazione, stanchezza, tutto dentro. Peccato che lo stimolo ce l'abbia sempre nei momenti meno opportuni, come ieri pomeriggio; ma voglio comunque ringraziarti Sara, perché proprio nell'istante in cui avevo gli occhi gonfi di lacrime che nascondevo con una mano, quando mi sentivo così impotente e così lontano, tu sei venuta di fianco a me, una mano sulla schiena e un sorriso e mi hai portato più vicino agli altri. Ma anche io devo essere forte come Marta. Perché senza di lei andrebbe tutto in malora, perché è lei che tiene insieme i pezzi, è lei che sta facendo l'impossibile, ingoiando tutto e sempre a disposizione. L'unica persona che si sta facendo in quattro parti per consolare una madre distrutta. Dobbiamo prendere esempio da lei, anche io.

martedì 21 giugno 2011

Delirio


Delirio

Vola anima mia
Lontano da qui
Raccogli le mie lacrime in una cometa
e disperdile come pioggia nel vento

Liberati dalle catene arrugginite
Segui la scia della vita e
portami con te

Voglio essere libero
Tenere in mano le redini della passione
Estinguere questa follia con foglie profumate di seta
Addio solitudine, addio lupo solitario

Delirio onnipotente
Taglia con le tue lame questi vincoli
e riconcilia con le parole lo strappo

Prima o poi anche queste parole finiranno, finalmente
Sarà il momento del silenzio
Niente infamia, nessuna lode, nessuna pietà
Solamente pace

mercoledì 15 giugno 2011

Stranezza

Oggi ero in macchina, in coda davanti a un semaforo. Nell'auto davanti alla mia c'era una signorina che continuava a specchiarsi nello specchietto retrovisore e a sistemarsi i capelli. La cosa buffa è che più li toccava maggiori erano i danni; appena sistemava un capello, ne uscivano altri tre tutti ingarbugliati che facevano una partita a poker. Allora riprendeva questi qui e se li portava dietro all'orecchio in punizione, ma dall'altra estremità ecco spuntare un capello solitario fumato come un indiano, che recitava poesie sull'odio e sull'amore. Le dita si muovevano in fretta e con precisione, ma in un attimo la frittata fu fatta. Mentre con il pollice teneva fermi i pokeristi, con le altre nove dita ricercava il capello drogato che spacciava in profondità. Una retata micidiale, una ventina di capelli vennero strappati con forza e privati dei loro diritti. Una mossa che costò molto cara alla povera signora: inavvertitamente strappò l'unico capello sottilissimo che cingeva d'assedio tutti gli altri. Risultato: in mezzo secondo tutti i capelli si liberarono, creando uno sciame di molle impazzite che cercavano la libertà. A questo punto scattò il verde, misi la prima e svoltai a destra.

È buffo pensare che quando siamo nei nostri pensieri più assorti, isolati dal mondo esterno, con la testa altrove, esiste la possibilità che un estraneo ci sta fissando con una sincera curiosità. Si fanno anche due risate, e poi si ritorna a vivere.

domenica 12 giugno 2011

Ho compiuto il mio dovere

Stamattina al lavoro è venuta a trovarci un'associazione che assiste le persone handicappate. E' stata una bella esperienza, non sono stati per niente invasivi, anzi, era bello togliere le loro curiosità. E io ero lì al tavolo, con tutti loro attorno a me che mi domandavano incuriositi, era una bella sensazione. Mi sembrava di essere un qualcuno di importante, tutti pendevano dalle mie labbra. E io mi sentivo un figo, con loro che si stupivano della mole di lavoro che c'è sempre da fare.

Poi se ne vanno tutti, le curiosità finiscono e sono ritornato al mio solito lavoro solo come un cane. Poi ho pensato che i tre giorni di lavoro settimanali sono poca roba, anche se la media giornaliera è di 10 ore comunque abbastanza faticose. Poi ho pensato che invece di andare avanti sto tornando indietro, che gli esami non si superano neanche se sono ben preparato. Beh, almeno mi consolo con la promessa di comparire nel calendario che l'associazione ha deciso di fare, e con il pensiero che fra poco Marta sarà di nuovo un po' più vicino a me.

P.S.: prima sono andato a votare. Non voglio dire niente, e se qualcuno vuole proprio sapere cos'ho votato gli ricordo che il voto è segreto (guardare post precedente).

giovedì 9 giugno 2011

4 SÌ