domenica 26 febbraio 2012

Letters from Alba to Toronto - #2

Amore mio! Mamma mia che due giorni terribili. Non hai idea di quanto mi sia sentito meglio dopo che ci siamo visti su Skype venerdì sera (notte da me, pomeriggio da te xD), un sorriso al cuore davvero. Sabato purtroppo è stata una giornata abbastanza vuota, e quindi anche malinconica. Alla sera partita, e nonostante mi sia divertito con la mia bella compagnia torinese sentivo lo stesso la tua mancanza, più che altro soffrivo le sei ore di differenza che ci separano (oltre le migliaia di chilometri): sta cosa è troppo strana da digerire, non so perché ma sto facendo una fatica immensa. Arrivato a casa ero veramente a pezzi, una stanchezza fisica e morale che mi ha veramente buttato giù, e mi dispiace che tu sia stata testimone del mio stato d'animo: come ti ho già scritto mi odio farmi vedere così da te, perché ti faccio solo del male. Avrei dovuto sfogarmi, ma ho avuto paura di stare peggio.

Stamattina ero già abbastanza preoccupato, ma Roberto mi ha subito detto quella cosa, così ho avuto buona parte della mattinata per pensarci e accumulare il rammarico di un'occasione persa. Mi sono buttato subito giù, alle 14 e 30 non ce la facevo più a stare lì, mi veniva da piangere, non vedevo l'ora di tornare a casa e non trovare nessuno, mettere un po' di musica e sfogarmi. Volevo solo quello. In tutta quella tranquillità c'era il vento che mi urlava qualcosa, e io non riuscivo a capire; lo sentivo ululare come un forsennato nel bosco, finché si è stancato di aspettare una risposta, ed è andato via. Ho tenuto duro fino all'arrivo a casa. Stavo veramente a pezzi, e ancora una volta stavo così quando dovevamo vederci. E ancora una volta ho rovinato il nostro momento. Dovevo sfogarmi, ma non potevo farlo davanti a te, paura. Nonostante tutto, nonostante la mia tristezza e le mie lacrime, tu mi sei stata vicino cercando di consolarmi, di farmi capire che del buono c'era. Sei sempre così gentile e paziente con me, anche quando forse non lo merito. Ora non ho ancora ben chiara la situazione, ma la nebbia che c'era prima si è attenuata, come anche la pioggia ha smesso di scendere. Non è passato del tutto, ma posso dire che non mi sentivo così bene da qualche giorno, e lo devo solo a te: l'unica persona al mondo che è in grado di prendersi cura di me nei momenti di sbandamento.

Ho due cose da chiederti. La prima: voglio un braccialetto da tenere al polso, non deve essere per forza quello là, ma ne voglio uno da portare sempre, e siccome sei conscia di quanto siano difficili i miei gusti ti chiedo anche di impegnarti al massimo nella ricerca. xD La seconda cosa è ben più importante, e mi darebbe ancora più sollievo: mi prometti che un giorno ci andremo insieme, solo noi due, lì dove sei adesso? Chiudo ringraziandoti ancora una volta, perché riesci a essermi vicina anche con tutta questa lontananza, e io ti amo per questo. Ti amo per ogni sguardo, per ogni parola detta, ti amo e voglio amarti di più, ti amo e voglio amarti meglio, ti amo e ti amerò per sempre. :)

Tuo Ale

venerdì 24 febbraio 2012

Letters from Alba to Toronto - #1

Ciao amore. Anche se in questo momento starai probabilmente sorvolando l'Atlantico, per comodità ho preferito mettere Toronto. :) Sei partita da poche ore e già mi manchi. Spero di non far diventare quest'idea un festival della depressione. Mai come oggi ho sentito la tua mancanza. Mi ricordo le sensazioni di quel lontano martedì in cui tu partisti per Barcellona: al mattino ero di un'euforia maestosa (stavamo insieme da pochissimi giorni) e al pomeriggio ero affetto da una tristezza infinita. Da qualche giorno mi ripeti che sedici giorni passano in fretta, ma io ora ti rispondo che a fatica sono passati quei cinque giorni, e io a Barcellona c'ero già stato. Questi sedici giorni per me non passeranno in fretta, assolutamente no. Appena entrato in macchina dopo averti salutato sono scoppiato, non ce la facevo più. Poi il resto del viaggio è andato abbastanza bene. Sono tornato da poco dal pranzetto con Liuk, un po' mi ha tirato su, ma non vedevo l'ora di tornare a casa per starmene un po' da solo. Tu mi hai detto che non dovevo stare troppo male per questa situazione, ma per i primi giorni concedimelo per favore, perché non riesco a fare diversamente; lo so che non vuoi, ma non lo faccio per farti stare male, spero con tutto me stesso che tu possa capire. Prima stavo pensando a quello che succederà domenica: potrà essere uno dei giorni più importanti per me, oppure uno dei peggiori. In ogni caso vorrei averti accanto a me. Visto l'animo di questi giorni non posso essere ottimista per domenica, quindi sono quasi sicuro che sarà un fiasco catastrofico. xD

Per continuare questo felice post ti dico che mi sento una merda per non aver tenuto il tuo braccialetto: non sto scherzando, sto davvero male e mi sento veramente uno schifo per averti dato questo dispiacere. Darei qualsiasi cosa, qualsiasi, per averlo ancora legato al polso, per averti con me in ogni momento, pensarci adesso mi fa piangere. Potevo sopportarlo, dovevo capire quanto fosse importante per me e per te, ma non l'ho fatto; mi dispiace di averti ferito, le mie lacrime possono confermartelo. Infine voglio chiederti scusa per il mio atteggiamento di ieri e di oggi: la verità è che non riesco a mentirti. Non riesco a nascondere la mia tristezza quando ci sei tu, non riesco a nascondere la fatica che farò per sopportare l'enorme peso che porta la tua assenza. Non riesco a sorridere quando sono inconsolabile, e quando sono consapevole che la prossima volta che ti rivedrò sarò più vecchio di sedici giorni; con il resto del mondo riesco a fingere, a sorridere e a dire che va bene e che sedici giorni passano in fretta, con te no. Ti chiedo scusa per il mio nervosismo e la mia freddezza, non volevo assolutamente farti sentire in colpa. Quando sono accanto a te non riesco a nascondere le mie emozioni, a volte è un bene e a volte un male, ti prego di non farmene una colpa, ma cerca di vederla come una strana forma dell'infinito amore che provo per te.

Probabilmente la faccio sempre troppo lunga, mi deprimo troppo e come al solito vado sul pesante. Sarà che sono un pessimista cosmico, sarà che mi sento un romantico, sarà che sono come sono, ma nessuno ama la propria metà come io amo te. :) Come ti ho scritto prima spero che con il passare dei giorni la qualità sia migliore, anche perché l'idea del titolo la trovo geniale xD. Così facendo mi sento più vicino a te. Spero di ricevere presto tue notizie.

P.S.: hai presente la maglia del concerto che ho preso martedì? Ha una macchia bianca davanti verso il fondo. E' proprio la stoffa che è bianca, come se fosse andato via il colore. Sono ancora più triste per questa cosa. :(

P.P.S.: ho cercato di contrastare l'incredibile vena depressiva che mi anima in questo momento con qualche faccina carina. xD

Ti amo :)

Tuo Ale

domenica 15 gennaio 2012

No

Qualche giorno fa ero in macchina che aspettavo una chiamata. Ero appena partito, e tenevo la radio spenta per poter sentire lo squillo del cellulare, una voce amica, vicina. Dopo diversi minuti finalmente mi chiama, è bello risentire la sua voce. Solo questo, solo una chiaccherata tranquilla, per poi continuare il lavoro. Mazzata, e la mia radio è stata spenta per tutto il viaggio. Tutto il pomeriggio sulla strada a guidare e a pensare. Mi viene in mente la scena di un film che nel 2010 ha vinto numerosi premi Oscar, ovvero "Il discorso del re". La scena in proposito è questa: quando il futuro re balbuziente è alla alla sua prima seduta con il suo logopedista, ad un certo punto lui gli fa mettere delle cuffie da cui esce musica classica, e lui si mette a leggere l'Amleto, senza ascoltare la sua voce, solo musica. Ovviamente la registrazione è perfetta, senza sbavature e senza balbettii, ma lui subito non è convinto. Ecco, la scena che mi viene in mente è proprio questa: ad un certo punto si toglie le cuffie e urla "senza speranza, senza speranza"; poi fa per andare via, ma il logopedista lo ferma, mette il disco in una busta e glielo porge gratuitamente. Ecco la vorrei anche io una cosa del genere: sentirmi senza speranza in un momento di sconforto, ma avere la prova in mano che qualcosa di buono ho fatto. Mi sembra di essere già alla fine, quando una persona tira le somme degli anni passati. Ho solo 21 anni, ma qualcosa di buono c'è stato? Qualcosa di buono ho fatto? Sono stato veramente utile in qualcosa? E' questo che mi chiedo.

Vorrei davvero prendere tutti i problemi, tutte le indecisioni, ammucchiarle, metterle in uno scrigno e andare via, magari in Canada. Sì, via. Lascio quel baule lì. Potrei farlo, ma io so che tutto quello che mi lascio dietro, tutto quello che c'è in quello scrigno, al mio ritorno a casa (perché si ritorna sempre a casa) sarà sempre lì ad aspettarmi. E farà più male. E oltretutto, come se non bastasse tutto questo, una delle cosa che hanno fatto più male a me che adoro così tanto le parole, la forma scritta, è il non riuscire a trovare le parole per descrivere il perché della mia risposta negativa. E io non riesco davvero a dire "non ci penso", non riesco a dirlo, perché mi viene solo da pensare che io questo viaggio non me lo merito; per cosa ho fatto e per cosa sto facendo adesso, non me lo merito. E' già tanto se riesco a capirlo io, figurarsi farlo capire alla persona che amo, è quasi impossibile. Ma certe cose sono fatte per essere lasciate andare. Quante volte vorrei prendere la macchina e andare da qualche parte; ma poi bisogna sempre pensare: "Posso farlo? Posso permettermelo? Ho la coscienza a posto per fare questo?". E così da una semplice proposta si passa a una miriade di domande, che portano tutte alla stessa risposta, no. Semplicemente no.

sabato 8 ottobre 2011

Red Sky at Night - David Gilmour

Che sia passato? Speriamo...

martedì 4 ottobre 2011

Sensazioni

Non mi sentivo così dalla quarta/quinta liceo, credo. Triste, malinconico, svogliato (esteticamente una parola stupenda), silenzioso, passato. Avete presente quando ascoltate dei pezzi che vi portano subito una strana sensazione di fastidio e tristezza? Per me quei pezzi sono Nocturne with no Moon di Ennio Morricone, e gli ultimi 5 minuti di Storm dei Godspeed You! Black Emperor (di questi ne avevo già parlato proprio qui sul blog). Pezzi lenti, suonati con il piano, intervallati da una voce fuori campo o da una fisarmonica così dolce; è nella loro lentezza che nasce un'angoscia, nascosta in quello spartito si annida un po' di malinconia. E' qualche giorno che ascolto parecchio queste note, perché sembrano fatte apposta per me, per il momento che sto vivendo. L'effetto del post della settimana scorsa non è ancora svanito, anzi, direi che è quasi all'apice, almeno spero. Ma come sempre dipende tutto da me. Potrei far durare questo momento per tanto tempo, oppure potrei girare la testa da un'altra parte e fregarmene.

Perché sto così? Perché non mi piace la piega presa dalla mia vita. Perché sento di aver superato il punto di non ritorno, e quindi mi sento legato a vivere così. Perché ho perso la fiducia in me stesso, e trovo quasi impossibile ritrovarla da qualche parte nei meandri del mio corpo. Magari nessuno capirà le mie parole. Magari sarà il solito periodo buio, che poi passa e così si può riprendere con la solita routine. Già, magari fosse così.

Oltretutto, la cosa che più mi fa male, è che questo mio stato d'animo si riflette, sicuramente in maniera più distorta e confusa, sulla mia compagna, che certamente non merita tutto questo. A lei, e solo a lei, chiedo scusa. Gli altri, incluso me, possono tutti andarsene al diavolo.