Sono solo io

- Ale
- Un ragazzo che porta il fardello di un granello di sabbia in quell'immenso deserto che è la Terra. Alla costante ricerca di una goccia di salvezza e Amore.
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giovedì 17 settembre 2009
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domenica 30 agosto 2009
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Vacanze
lunedì 3 agosto 2009
Debolezza
martedì 28 luglio 2009
Fabrizio De André e la libertà - Introduzione
Nel comporre questa tesina le emozioni sono state tante e molto intense. È un viaggio che parte ripercorrendo la vita di Faber, passando nei pensieri di due grandi filosofi e attraversando il fiume Spoon River, per poi passeggiare nella Sorbonne occupata, arrivando infine nell’identità di Mattia Pascal. Il filo comune che lega questo percorso è forse uno dei più importanti temi da sempre discussi dall’uomo: la libertà. Un tema delicato e un concetto difficile da interpretare. È proprio qui che entra in campo Fabrizio De André, che, mischiando poesia e musica, è riuscito a trattare argomenti delicati, come la prostituzione e l’emarginazione, con apparente semplicità e senza preoccuparsi del giudizio della gente. L’infinito affetto che ho verso di lui e la forza delle sue parole, mi hanno spinto a trattare questo argomento. Le emozioni si sprecano ascoltando la sua voce narrare di situazioni paradossali, ma estremamente veritiere; De André è sempre stato molto caro alla libertà, come testimoniano i vari elogi all’anarchia. La discografia di Faber è ampia, ma non vasta come quella di altri autori del suo tempo; pur tuttavia risulta memorabile per varietà ed intensità. Il suo ricordo è ancora vivo nella memoria della gente, e non mancano, a 10 anni dalla sua morte, le iniziative e le mostre a lui dedicate. È sempre stata una persona aperta al dialogo, che si è spesso scontrata con le idee cocciute e ignoranti degli altri individui; raramente le sue canzoni sono autobiografiche, ma le poche che lo sono ci offrono la vista dei suoi occhi in quei momenti. Uno degli episodi più significativi è quello da cui è nata la canzone “Amico fragile”, contenuta nell’album Volume VIII, a cui sono particolarmente legato: è una delle canzoni più celebri ed amate di De André, tratta dall'inconsistenza culturale dell'alta società, dove non c'è spazio per un ragionamento, una discussione, ma solo per il divertimento fine a se stesso. È però anche una delle canzoni in cui De André espone di più se stesso a feroci autocritiche consegnandoci un autoritratto inquieto e sofferto. De André era questo, una persona come tutti, ma con un dono di inestimabile valore che ha fatto fruttare come solo lui poteva fare, anche a costo di qualche lacrima e una sconfinata tristezza.