giovedì 29 settembre 2011

Futuro

Che brutta parola. Quando ero più piccolo ero spensierato, come tutti del resto, e il tempo per pensarci era assai poco. Ora sono decisamente più grande, e non faccio che pensarci. Vorrei averlo davanti a me per chiedergli alcune cose, ma il problema è che neanche lo vedo: per me è oscuro.

Due anni fa ho riposto quasi tutta la mia speranza nell'università. Sapevo che non era il massimo, ma era l'unica adatta alle mie (non) capacità. E oggi, a 21 anni, mi sto accorgendo che tutte quelle famose e importanti speranze stanno scemando poco a poco. Potrei consolarmi con il lavoro, ma se considero i soli tre giorni lavorativi, ecco che sarebbe meglio pensarlo come un'occupazione temporanea.

Ora si capisce perché nella parola "futuro" non trovo la mia firma. E non sono neanche così sicuro che la colpa sia del tutto mia, proprio perché mi manca la certezza. Dovrei quindi rimboccarmi le maniche? Pensare positivo? Che tutto si sistemerà? Spiacente, ma il numero da lei chiamato è inesistente; mancano gli stimoli e, senza di quelli, c'è poco da fare. Nessun indizio mi porta a pensare ad un miglioramento, e piango.

3 commenti:

Maraptica ha detto...

Oggi come oggi la parola futuro è una vera sfida, crederci è quasi impossibile. Se pensi che io ho 30 anni e non riesco a scorgere nulla di definitivo, in alcun campo. Non piangere, le cose comunque non cambiano se ti disperi. Un saluto Ale

Darjo ha detto...

credo che il futuro sia un problema per tanti...

Kylie ha detto...

Futuro? Al momento è meglio vivere bene il presente e mettere da parte ogni centesimo.

Un bacione