mercoledì 17 marzo 2010

Considerazione personale sul Cirano

Dopo l'exploit dell'ultimo post, si ritorna a qualcosa di meno poetico. Da qualche giorno, nella playlist dell'iPod ci sta anche qualche pezzo di Guccini; i classici insomma, da Don Chisciotte a Il vecchio e il bambino, fino a Cirano. Proprio quest'ultima canzone è una delle mie preferite, il perché mi sembra tanto ovvio: mi son sempre sentito proprio come il Cirano di Guccini. E' un poeta incazzato, stanco e deluso da chi lo circonda. Un romantico che, nonostante tutto, continua ad amare e a portare il suo amore in versi; ha una determinazione incredibile, ed è consapevole di poter usare la forza della poesia per affossare gli ignoranti intorno a lui.

Lui ama senza successo, proprio lui non sa attribuire la causa dei suoi fallimenti amorosi e non sembra neanche darci tanto peso: è così e basta. Solo quando è da solo la sua anima esce del guscio e viene trascritta in versi d'amore per Rossana, tanto bella quanto lontana da raggiungere. Lui ama, senza peccato dice, ama ma è triste, e come si può dargli torto? Il suo amore non è mai stato ricambiato, e anche la speranza se ne va via sempre più dolorosamente. Come già detto è un romantico, quindi è convinto dell'esistenza del grande amore.

Fra la folla colma di pregiudizi si sente un estraneo, ma ha dentro una forza poetica in grado di spazzare il male lontano da lui. E quando anche il male è scomparso, rimane solo lui e la sua spada pronta a colpire. Ma i suoi versi di rabbia rimangono ancora una volta nella fodera, e si intuisce che è vicinissimo alla rassegnazione, delirando e fantasticando di un posto in cui tutto è giusto e non c'è sofferenza. Sta quasi per crollare per l'ennesima volta, forse in questo caso la caduta sarebbe talmente devastante da causarne la morte. Gli rimane un solo appello, e lo spende per la sua amata: si strappa il cuore dal petto e lo porge a lei pregandola di non ridere di lui, soprattutto delle sue parole.

Il finale è il classico: l'aria è cambiata e lui non è più solo; sarà sempre un'ombra, che verrà per sempre risaltata da quel sole che è Rossana.

Tralasciando l'ultimo anno di vita e il lieto fine della storia del Cirano, mi son sempre sentito come lui. Stessi pensieri, stessa rassegnazione e voglia di scrivere. Sempre a sognare quel mondo senza sofferenza, a pensare al grande amore. Tutto questo è possibile notarlo anche fra le pagine di questo blog, qualche post da incazzato l'ho scritto anche io, contro tutto e tutti.

Fino a un anno fa ho tralasciato sempre il lieto fine, non essendo mai stato parte di me. Pochi giorni e sarà un anno con Marta, quindi è dal 29 marzo dell'anno scorso che posso riconoscermi fedelmente e senza dubbi nel Cirano, poeta e soprattutto uomo. Posso, ma non sempre ci riesco. C'è solo un dubbio che mi attanaglia: perchè a volte (come in questo momento), mi sento uno dei tanti poeti sgangherati criticati da Cirano?

2 commenti:

Kylie ha detto...

Quando si vive un momento di serenità capita di ritrovarsi a pensare alla propria situazione e a chiedersi se qualcosa prima o poi andrà male.
Secondo me la tua felicità (e anche Marta) te la meritavi tutta.
Baci

nonno - enio ha detto...

oggi Cirano si farebbe rifare il naso e avrebbe risolto!