martedì 18 novembre 2008

Da leggere!

In data 12 Novembre 2008, sul blog di Beppe Grillo è apparso un post dedito interamente alla cosiddetta legge "ammazzablogger" proposta da Franco Ricardo Levi. Io, come molti altri, sono rimasto impaurito da quello che poteva succedere a tutti i possessori di un blog, ma grazie a Matthew, ho scoperto nell'articolo di Grillo è presente qualche incertezza. Vi linko un articolo nel quale è possibile constatare i veri pericoli che potevano correre se questa legge avesse avuto un corso (LEGGERE QUI). Perchè "se avesse avuto"? Semplice, perchè la proposta è morta, ma al suo posto ne è arrivata un altra presentata da Roberto Cassinelli (PdL) che tratta argomenti simili. Ecco l'articolo di Punto-Informatico.it in cui vengono spiegate le varie modifiche che si intendono fare.

"Siti web da registrare, la nuova proposta di legge

Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti, ecco che si affaccia una nuova proposta di legge, che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi distinguo rispetto all'orientamento Levi.

A presentarla, questa volta, non è un esponente del Partito Democratico ma Roberto Cassinelli del Partito Popolo delle Libertà e membro della commissione Giustizia della Camera. Cassinelli sia nelle dichiarazioni con cui ha ieri presentato la sua proposta sia nella introduzione alla stessa sottolinea energicamente come si tratti di un testo che vuole correggere la normativa esistente per liberare, scrive, "blog, social network e community dai lacci e lacciuoli stabiliti dalla legge per i prodotti editoriali".

In particolare Cassinelli prende di mira la legge 62 del 2001, quella che i lettori di Punto Informatico conoscono benissimo, una legge che quell'anno ha provocato una mobilitazione in rete all'epoca senza precedenti animata proprio da questo giornale: le ragioni di Cassinelli sono quelle che già all'epoca furono proposte da una petizione firmata da più di 53mila utenti Internet. In quella norma, infatti, la definizione diprodotto editoriale è così generica da comprendere qualsiasi cosa, siti e blog compresi. Da qui parte il parlamentare della maggioranza, spiegando come quella legge di fatto estenda obblighi previsti e considerati necessari per la stampa tradizionale anche a realtà elettroniche che con questa nulla hanno a che spartire. A cominciare, è lecito aggiungere, dalla caccia ai ricchi contributi pubblici per i quali quella norma era nata in primo luogo.
Secondo Cassinelli la sua proposta, dunque, limita qualsiasi obbligo ai prodotti editoriali cartacei oppure solo a quelli che definisce giornali online, "ovvero quei siti internet simili, se non identici, alla stampa tradizionale, con una redazione giornalistica regolarmente stipendiata e con la vendita di spazi pubblicitari al proprio interno". A detta del parlamentare tutto questo "risponde ad una esigenza di liberalizzare la circolazione delle idee ed il mercato delle opinioni, senza introdurre ulteriori appesantimenti e controlli", al punto che definisce la sua proposta una legge salvablog "in piena antitesi con il ddl ammazzablog presentato dall'ex sottosegretario all'editoria del governo Prodi Ricardo Franco Levi". Cassinelli ci va giù molto pesante sull'impianto Levi: "Una misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il bavaglio alla libera circolazione delle idee, per cui apprezziamo che lo stesso onorevole Levi abbia deciso di fare retromarcia ritirando il capitolo della sua proposta dedicato ad Internet".

Nonostante le buone intenzioni, però, c'è già in queste ore chi ha individuato nella nuova proposta alcuni rischi per una serie di siti.

La falla più pesante, in particolare, si troverebbe nella nuova definizione di prodotto editoriale "pubblicato nella rete Internet". Perché un sito venga considerato in questo modo, infatti, deve valere una qualsiasi di sette condizioni. Tra queste non c'è solo la sussistenza di una redazione giornalistica o la riproposizione su web dei contenuti di un giornale cartaceo, ma anche quanto previsto dal "punto b" dell'articolo 2 comma 1, un assai più generico "il gestore o gli autori delle pagine ne traggano profitto". Questa definizione, associata al fatto che la proposta legge si applicherebbe a pressoché qualunque sito si focalizzi su "la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica" si può tradurre, dicono gli esperti consultati daPunto Informatico in queste ore, in nuovi obblighi per qualsiasi sito il cui gestore tragga profitto di qualsiasi genere (non solo economico) dalla propria attività.

Peraltro, che l'espressione "traggano profitto" del punto "b" possa non riferirsi per gli autori del sito solo all'aspetto economico ma a qualsiasi genere di profitto anche non economico, ad esempio in termini di visibilità o reputazione professionale, sembra indicarlo anche il successivo punto "f", in cui riferendosi agli autori o gestori dei siti si parla invece esplicitamente di "compensi periodici o salutari per la propria attività di gestione o redazione". Sulla stessa linea anche il successivo "g". Il problema dell'obbligo di registrazione e di dover sottostare alle altre pendenze della legge sulla stampa a cui sono sottoposti i giornali tradizionali, viene sottolineato ora, non sembra dunque affatto risolto. Anzi si confermerebbero gli obblighi della legge sull'editoria per pressoché qualunque sito pubblichi un banner, un annuncio AdSense o, più semplicemente, permetta a chi lo realizza di ottenerne un profitto di qualsiasi genere.

In effetti Cassinelli, che Punto Informatico sta tentando di raggiungere per ulteriori approfondimenti proprio in queste ore, nella presentazione della proposta dichiara che "in questo modo, il numero di siti tenuti ad essere registrati presso il Tribunale si restringe sensibilmente rispetto a quello attuale (ossia quello previsto dalla 62/2001, ndr.) che, se si ottemperasse alle vigenti normative, risulterebbe in pratica pari alla totalità dei siti web". In altre parole nella proposta Cassinelli c'è una fondamentale presa di coscienza del vulnus giuridico causato dalla controversa legge sull'editoria del 2001, c'è l'intenzione di liberare blog e siti web da obblighi che non hanno senso ma non sembra ancora esserci una corretta definizione di prodotto editoriale, con la conseguenza che si lascia aperta la porta ad una conferma degli obblighi di registrazione e degli altri obblighi previsti per la stampa anche per tutta una serie di altri siti.

Di rilevanza, per quanto generico, il comma 2 dell'articolo 2 di questa proposta che afferma, ed è questa la più importante novità rispetto tanto alla legge sull'editoria quanto alla proposta Levi:
"Sono in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, i prodotti editoriali pubblicati sulla rete internet che abbiano quale scopo unico: a) la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinioni proprie e personali; b) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell'autore o gestore, di informazioni relative alla propria natura ed alla propria attività di società, associazione, circolo, fondazione o partito politico; c) la pubblicizzazione, da parte dell'autore o gestore, della propria attività di istituzione, ente pubblico o persona che ricopra cariche in tale ambito; d) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell'autore o gestore, di informazioni autobiografiche, personali o che comunque riguardino la propria attività personale, professionale, politica o pubblica; e) l'aggregazione, in forma automatica, di notizie ed informazioni contenute in altre pagine; f) la creazione di momenti di discussione e dibattito su temi specifici; g) l'aggregazione di utenti terzi in una comunità virtuale".
Quanto emerge, dunque, è un chiaro tentativo di distinguere come due insiemi separati le attività professionali di informazione da tutte le altre. Il problema, osservano però gli esperti in queste ore, è che questo confine nella realtà delle attività di moltissimi siti èsfumato e quasi impercettibile. Un esperto di cinema, è uno degli esempi che viene fatto, che utilizzasse il suo blog per aggiornare i suoi lettori, esprimendo opinioni e dando informazioni sul cinema, e condisse il tutto con dei banner AdSense, rischierebbe di doversi registrare pur essendo tutto meno che una testata giornalistica, e certo non interessato a recuperare finanziamenti pubblici ma solo a parlare di ciò che lo appassiona con altri utenti della rete.

Come detto, ad ogni modo, quella di Cassinelli è una proposta di legge e come tale potrà essere modificata in corsa eliminando le possibili ambiguità. Nelle prossime orePunto Informatico conta di poter approfondire la questione con il suo promotore e con altri esperti della materia."

Post modificato Venerdì 21 Novembre 2008 alle ore 17:10

21 commenti:

Anna ha detto...

Non ti preoccupare, il nostro ZP ha anche detto che lui si assomiglia a Obama e, io non conosco Veltroni ma, ZP, non si assomiglia né nel naso.
D’altro, è stato approvato questo dei blogs?, sarebbe mostruoso

stopdrug ha detto...

speriamo si lasci tutto perdere...

Darjo ha detto...

bravo... diffondiamo!

Matthew ha detto...

Credo che stavolta Beppe Grillo abbia preso una cantonata; la legge non è proprio così, i blog senza scopo di lucro non corrono rischi, dunque noi possiamo stare tranquilli. Leggi qui

http://room67.blogspot.com/2008/11/arriva-la-legge-ammazzablogger.html

Ale ha detto...

@ matthew: quindi sarebbe più giusto dire così?

"In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner e che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina"." etc etc

Matthew ha detto...

Abbiamo fatto una lunga discussione di alcuni giorni, non avendo conoscenze giuridiche specifiche abbiamo letto questo:

http://freenetlog.blogspot.com/2008/11/breve-analisi-giuridica-della-proposta.html

Matthew ha detto...

Getz ha segnalato quel link e Anto ha aggiunto questa precisazione: "Dopo ore di infaticabile studio ho capito che per "organizzazione imprenditoriale del lavoro" si intende esattamente l'organizzazione imprenditoriale del lavoro. Quindi a scopo di lucro. Voi lucrate? se No siete salvi se Sì, fate bene a chiudere volontariamente perchè mi sa che c'è poco da guadagnare. Grillo lucra? se No è salvo se Sì si apre un'altra discussione mi auguro altrettanto stimolante.

Niente Barriere ha detto...

Bravo anche io ho dato la notizia comunque i blog senza pubblicità come il mio ad esempio non sarà ...messo in lista... forse...

Come hai detto tu ora in America ora sono molto più tranquilli malgrado la crisi. l'amico di Silvio non farà più danni (ha ancora 2 mesi in realtà), addirittura pare che, anche la CNN ne ha parlato, di una possibile fine ingloriosa del condottiero americo-mondiale di questi ultimi anni.
Se vuoi saperne di più passa nel mio blog e commenta la notizia che ho riportato.

un salutone da Raimondo

Ale ha detto...

grazie matthew per le brillanti delucidazioni!
credevo avessero associato l'"organizzazione imprenditoriale del lavoro" con quei blog che magari hanno qualche banner.

provvederò a riformulare un nuovo post, per avere più chiarezza. grazie ancora

Matthew ha detto...

Di nulla, figurati! La rete serve proprio a questo! Se vuoi maggiore chiarezza leggi anche i commenti; senza Anto e Getz avremmo fatto molta più fatica a districarci. E' un pò lungo da leggere lo so, però è sicuramente utile.

Pino Amoruso ha detto...

Rivista...per fortuna hanno usato un pò la testa :)

Niente Barriere ha detto...

Secondo me voglion prender tempo ...lo dimostra la legge e l'articolo a cui quel tipo vuol mettere mano: è un articolo contorto e va a mille interpretazioni, basta andare a vedere i blogger condannati in questi anni per stampa clandestina.
Comunque vigiliamo e cerchiamo di informarci e denunciamo senza aver bisogno del post di Grillo che grazie al suo Blog e i suoi spettacoli fa soldoni (sono un suo fan e leggo spesso i suoi articoli ma parlo e penso con la mia testa).
La rete permette cio che ho detto.

un salutone

Vi invito a leggere e commentare i miei due post di oggi.
Antivirus gratuito Microsoft nel 2009
Niente mano per Bush e Global Trends nel 2025

Niente Barriere ha detto...

I blog che non hanno pubblicità gli lasciano stare, giusto matthew!

Matthew ha detto...

Mah, le ambiguità ci sono sempre. Segnalo il tuo articolo nel vecchio post del mio blog.

Una piccola precisazione: mi hai ringraziato per la segnalazione, ma l'articolo che ti ho segnalato non l'ho scritto io, bensì Tizeta, uno dei collaboratori della Room. Io mi sono limitato a diffondere. ;)

Ale ha detto...

infatti ti ho ringraziato per avermelo segnalato :D
il mio ringraziamento verso gli autori sta proprio nella citazione del loro articolo ;)

silvio di giorgio ha detto...

mi pare che nel ddl ci sia un passaggio ambiguo in cui il lucro non sia solo il denaro (banner e simili), ma anche altri tipi di lucro, cioè un qualsiasi tipo di guadagno come la "visibilità". è un testo volutamente ambiguo

Matthew ha detto...

Concordo con Silvio Di Giorgio: l'ambiguità è voluta.

LAURA ha detto...

D'accordissimo con gli ultimi commenti. Si é cercato volutamente di essere ambigui nel ddl ed è proprio questo che ha scatenato l'indignazione in rete. Alla fine non era chiaro se noi blogger rischiavamo oppure no, tutto sta nell'interpretazione del testo. Sono d'accordo quindi sulla mobilitazione che c'è stata tra i vari siti e blog, a partire da Grillo. Ora staremo a vedere fin dove vogliono arrivare, l'importante è continuare a seguire attentamente i futuri passi.

Anna ha detto...

Buon fine settimana a tutti.

Darjo ha detto...

beh l'ambiguità nel nostro paese è all'ordine del giorno.

Dual ha detto...

bel Articolo che aiuta a capire bene lasituazione attuale..L' Italai se sempre distinta..sarebbe il primo paese occidentale ad avere ua simile legge..Credo che con i problemi attuali la legge sia destinata a restare "ferma" e sono certo che fara' la fine dei tanti tentativi di zittire la rete.
Ti lascio un saluto..